“È sempre la ricerca a farmi innamorare della musica ogni giorno che mi tocca di vivere. La musica resta la dinamica della mia vita, il suo stesso respiro” – Mimì

Domenica (Mimì) Rita Adriana Bertè nasce a Bagnara Calabra (RC) il 20 settembre 1947, esattamente tre anni prima della sorella Loredana Berté. Trascorre l’infanzia a Porto Recanati nel maceratese sviluppando una propensione assoluta nei confronti della musica e del canto. Dopo parecchie serate come vocalist e parecchi concorsi per voci nuove, nel 1962 convince la madre ad accompagnarla a Milano in cerca di un contratto discografico…


Gli esordi: Mimì Berté

Carlo Alberto Rossi, autore e discografico di grande prestigio all’epoca, è l’unico disposto a metterla alla prova, e dopo poco tempo decide di lanciarla come ragazzina ye-ye secondo la moda musicale del momento.

Nel 1963 incide col suo vero nome, Mimì Bertè, i primi 45 giri per la CAR Juke Box e raggiunge una certa notorietà con Il magone. Seguì una certa attenzione da parte di giornali e tv, nonché un altro discreto successo, Ed ora che abbiamo litigato, presentato a Studio Uno. I numerosi provini realizzati in quel periodo, in previsione di un album, rimangono nel cassetto per quasi trent’anni: Carlo Alberto Rossi auspica una vera crescita musicale per un talento come lei, e la spinge a firmare per una casa discografica più grande, la Durium.

Nel 1966 esce il 45 giri Non sarà tardi / Quattro settimane, ma l’interesse del pubblico è piuttosto scarso. Inoltre quell’immagine fin troppo leggera e scanzonata era assolutamente inadatta alla giovane Mimì che già allora si ispirava alla vocalità di Etta James e Aretha Franklin.

Nel frattempo si trasferisce a Roma con la madre e le sorelle. In questo periodo tenta di emergere nuovamente assieme alla sorella Loredana e a Renato Fiacchini (successivamente Renato Zero), guadagnandosi da vivere con vari espedienti, anche come impiegata presso il sindacato dei cantanti.

Nel 1969 sconta quattro mesi di carcere a Tempio Pausania per essere stata trovata con un quarto di spinello nella borsa durante una serata in discoteca: all’epoca non esisteva il concetto di droghe leggere e nonostante la difesa della cantante, arriva la condanna, con strascichi sui giornali circa la sua carriera spezzata. Un’esperienza che la segnerà per tutta la vita.
Conseguentemente viene anche bloccata la pubblicazione del 45 giri Coriandoli spenti, inciso qualche mese prima e destinato a rimanere inedito per oltre trent’anni (oggi uno dei dischi più rari in assoluto).

Nel 1970 partecipa come corista, insieme alla sorella Loredana e ai Cantori Moderni di Alessandroni, al disco Per un pugno di samba, inciso durante il suo esilio a Roma da Chico Buarque de Hollanda: la cantante sarà sempre una grande ammiratrice del cantante brasiliano, incidendo nel corso degli anni alcune sue canzoni (come Valsinha e E ora dico sul serio).

Toto Torquati, un pianista cieco dalla nascita, convince Mimì a tornare ad esibirsi affrontando un repertorio più congeniale al suo sentire, spaziando dal blues al soul, da Ella Fitzgerald ai Beatles.
Ma è l’incontro con Alberigo Crocetta a rivelarsi determinante: il fondatore del Piper decide infatti di lanciarla subito in ambito internazionale attraverso un nuovo nome, Mia Martini: Mia in onore di Mia Farrow, e Martini scelto fra i tre nomi italiani più famosi all’estero (spaghetti, pizza, e appunto Martini). Il look si fa più zingaresco, con i molti anelli e l’immancabile bombetta.


Il successo: Mia Martini

Nel 1971 esce per la RCA Italiana Padre davvero, il primo brano pubblicato come Mia Martini e registrato col complesso La Macchina. Il testo (di cui l’autore è Antonello De Sanctis) tratta, appunto, del conflitto generazionale tra padre e figlia e viene subito giudicato “dissacrante” e per questo censurato dalla Rai. Ma l’interpretazione, assolutamente innovativa, riscuote comunque parecchio interesse, tanto da ottenere la vittoria al Festival di Musica d’Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio. Sul retro di questo primo 45 giri c’era Amore… amore… un corno, un altro brano d’impatto scritto da un giovanissimo Claudio Baglioni.
Lo stesso Baglioni scrive anche Gesù è mio fratello (pubblicata su 45 giri, inaugura il suo filone spirituale) e la profetica Lacrime di marzo (facciata B del precedente), canzoni che trovano posto anche nell’Lp Oltre la collina. L’album, il primo della cantante, pubblicato nel novembre 1971, è considerato tra i migliori lavori mai realizzati da una donna, nonché uno dei migliori della discografia d’autore.
Ottiene anche l’attenzione di Lucio Battisti, che esprime il suo stupore dinanzi alla sua insolita vocalità, e la vuole nel suo unico special televisivo, registrato in quel periodo.
Nel 1972 arriva la consacrazione vera e propria. Mia lascia la RCA per seguire Alberigo Crocetta alla Ricordi di Milano, dove riesce ad incidere Piccolo uomo (testo di Bruno Lauzi). Nonostante il pessimismo del compositore Dario Baldan Bembo, che voleva affidare il brano ad un’interprete più nota, Mia giunge al vertice della hit parade vincendo il Festivalbar.

In autunno presenta alla Mostra di Musica Leggera di Venezia il 45 giri Donna sola, che si rivelerà il più venduto della rassegna e verrà premiato con la Gondola D’Oro. Inoltre, il secondo Lp Nel mondo, una cosa dove spiccano la struggente Valsinha di Vinicius De Moraes, Madre, cover di John Lennon, e Amanti, viene premiato dalla critica come miglior Lp del 1972.
Nel 1973 esce il capolavoro Minuetto scritta da Franco Califano Dario Baldan Bembo, probabilmente la sua canzone più venduta. Bissa la vittoria al Festivalbar, ex aequo con Marcella Bella che spopola con “Io domani”.

Ottiene l’ennesimo riscontro commerciale anche con il nuovo Lp dal titolo Il giorno dopo, in cui scopre Antonello Venditti che firma Ma quale amore, interpreta fra le altre un brano di Maurizio Fabrizio dal titolo Dove il cielo va a finire, nonché La malattia, sul tema allora insolito (e censuratissimo) della tossicodipendenza.
I suoi dischi escono in vari paesi del mondo: registra i suoi successi in francese, tedesco e spagnolo, ottenendo consensi significativi anche all’estero, in particolare in Francia dove viene paragonata addirittura alla grande Edith Piaf.

Nel 1974 Mia Martini è considerata dalla critica europea la cantante dell’anno.

Esce l’Lp È proprio come vivere, in cui Mia firma Agapimu, con un testo curiosamente in greco. Inno ed …E stelle stan piovendo vengono estratte come facciate A di uno stesso 45 giri, e infatti entrambe entrano in classifica. Le tematiche sono quelle dei successi precedenti, e cioè l’inquietudine, l’insicurezza e i sentimenti giovanili, resi particolarmente credibili dalla sensibilità di Mimì.
Nel mese di ottobre riceve dalla Ricordi il Disco D’oro per il milione di dischi venduti negli ultimi tre anni.

Nel 1975 la Rai manda in onda il suo primo special intitolato semplicemente Mia, con la partecipazione di Lino Capolicchio. Contemporaneamente il 45 giri Al mondo registra una buona entrata in classifica. Riceve il Premio della Critica Europea a Palma de Mallorca per il brano Nevicate, estratto dall’Lp Sensi e controsensi, uno dei più amati dall’artista, in cui compare anche Volesse il cielo di Vinicius De Moraes, registrata in presa diretta con un’orchestra di sessanta elementi.

Incide su 45 giri anche una cover di Nicole Croisille intitolata Donna con te (“Une femme avec toi”), con cui partecipa al Festivalbar.

Viene proclamata miglior cantante donna dell’anno dal referendum Vota la Voce, indetto dal popolare settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, e in televisione è una dei protagonisti della Compagnia stabile della canzone con Gino Paoli.

Proprio per i continui successi, la Ricordi sembra obbligarla a interpretare canzoni di esclusiva edizione dell’etichetta stessa. In particolare, nell’album Un altro giorno con me nel 1975, l’artista ha la possibilità di incidere solamente tre o quattro brani che le interessano davvero e sono: Questi miei pensieri e Milho verde, che riproporrà fino all’ultimo, ma anche Veni sonne de la muntagnella; al di là di questi, il resto può essere considerato di livello inferiore ai lavori precedenti.

Nel 1976, in seguito a ciò, Mia decide di rompere anticipatamente il contratto discografico con la Ricordi, che la porta immediatamente in tribunale. L’etichetta milanese vince la causa imponendo alla Martini un ingentissimo risarcimento, che le costerà anni di diritti ceduti e di guadagni sequestrati. Nel frattempo è tornata alla RCA attraverso una nuova etichetta discografica, la Come Il Vento, in cui sembra ritrovare l’ambiente ispirato di cui ha bisogno.

Il nuovo album Che vuoi che sia… se t’ho aspettato tanto alterna momenti di tensione melodica a brani più di tendenza. Partecipano autori all’epoca ancora sconosciuti come Amedeo Minghi (Ma sono solo giorni), Pino Mango, poi semplicemente Mango (con Se mi sfiori), e soprattutto il chitarrista Memmo Foresi (Noi due, Fiore di melograno, In paradiso, Una come lei). La title-track è invece un’altra canzone d’amore opera di Dario Baldan Bembo, e viene pubblicata anche a 45 giri (sul retro Io donna, io persona). Spicca anche Preghiera, scritta da Stefano Rosso, posta a conclusione del disco. Gli arrangiamenti sono firmati da Luis Enriquez Bacalov.

Per il lancio dell’album, che ottiene un discreto successo, la Rai realizza a colori uno special omonimo per la regia di Ruggero Miti. Nel 1977 viene scelta per rappresentare l’Italia all’Eurofestival con Libera, il che la inserisce ancora una volta nei circuiti europei e per la prima volta sul mercato canadese.

Registra Per amarti, un brano scritto da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio (gli stessi che anni dopo firmeranno la celeberrima Almeno tu nell’universo). Realizza l’omonimo album Per amarti, nel quale collabora per la prima volta col cantautore Ivano Fossati (che partecipa ai cori e scrive Sentimento), dando inizio a un sodalizio artistico e un legame sentimentale decisivi per la sua vita e la sua carriera. L’album contiene anche Ritratto di donna, con cui vince il premio della critica al World Song Popular Festival Yamaha di Tokyo.

Inoltre, trovatasi a promuovere Per amarti in Francia, viene notata da Charles Aznavour: l’istrionico cantautore e attore francese la vuole accanto a sé in un grande recital all’Olympia di Parigi, tempio sacro della musica in Francia, dove la Martini debutta con grande successo. Lo spettacolo viene replicato anche al Sistina di Roma, con una ripresa televisiva.

Nel 1978 conclude la tournée con Aznavour, il quale, nonostante il grande successo, non riesce a farle rinnovare il contratto per portare il recital in Inghilterra. Sfuma, dunque, la realizzazione di un album insieme, e viene bloccata la realizzazione di un altro Lp destinato al mercato anglosassone a causa della fine del contratto con la Come Il Vento.

Mia passa alla Warner e in estate pubblica il primo 45 giri: Vola di Ivano Fossati, preludio di una seconda e ben più importante collaborazione che si concretizza in Danza, album considerato tra i suoi migliori in assoluto, con testi e musiche sempre di Fossati. Canto alla luna e soprattutto La costruzione di un amore rimarranno a lungo nel repertorio dell’artista, così come l’omonima Danza, scelta per promuovere l’album e uscita su 45 giri nel 1979.

La sua attività è contraddistinta da un nuovo e più autentico spirito di lavoro e da un esclusivo interesse artistico, che la porta a valutare i progetti che le interessano davvero, indipendentemente dalle aspettative di successo. Ma i rapporti con Fossati si complicano, e in seguito a ciò sfuma una sospirata collaborazione con Pino Daniele che prevedeva la realizzazione di un intero album.

Nel 1981, dopo una difficile operazione alle corde vocali, che ne modifica leggermente il timbro e l’estensione in favore di una voce più roca, Mia è decisa a proporsi anche come cantautrice, presentandosi con un look più discreto e maschile, lontano anni luce da quello eccentrico degli anni settanta. Realizza per la DDD (Drogheria di Drugolo di Roberto Galanti) l’album Mimì: dieci brani quasi interamente scritti da lei e registrati tra Londra e gli Usa con gli arrangiamenti di Dick Halligan.

I risultati sono sorprendenti e variano le atmosfere musicali: degne di nota Parlate di me, Sono tornata e Del mio amore. Vengono estratti due singoli (E ancora canto e Ti regalo un sorriso, con cui partecipa al Festivalbar) e il progetto ottiene un buon successo.

Nel 1982 arriva il vero rilancio discografico con la prima partecipazione di Mia al Festival di Sanremo, dove interpreta ancora una canzone scritta da Ivano Fossati, intitolata E non finisce mica il cielo. La qualità di un brano del genere, spesso destinato a non raggiungere il podio, viene comunque riconosciuta dai giornalisti con il prestigioso Premio Della Critica, istituito appositamente per lei. Dopo la sua morte, il premio della critica, in suo onore, verrà intolato Premio Mia Martini.

Nello stesso anno scrive uno dei suoi testi in assoluto più validi, Quante volte, su musica e arrangiamento soft-funk di Shel Shapiro, che produce l’Lp Quante volte… ho contato le stelle, un album che la cantante dedica al padre e in cui compaiono altri brani firmati dalla stessa Mimì: Stelle, Bambolina (proposta su singolo l’anno dopo) e il testo di Vecchio sole di pietra su musica di Fossati (episodio del tutto eccezionale nella carriera di quest’ultimo, abituato a scrivere testi e musiche delle sue canzoni). Fra gli altri autori compaiono anche Riccardo Cocciante, Mimmo Cavallo (col quale aveva già intrapreso una collaborazione due anni prima), e Gianni Bella (di cui riprende Nuova gente con testo di Mogol), oltre all’affezionato Maurizio Piccoli che firma Solo noi, retro del singolo Quante volte.
Ma il mondo dello spettacolo la ostacola in modo sempre più insostenibile, per la fama che lega il suo nome ad eventi negativi, una meschina diceria sorta almeno dieci anni prima e divenuta insistente proprio nei primi anni ottanta. Invidia e stupidità da parte di colleghi e addetti ai lavori segneranno profondamente la sua esistenza, spingendola a rinunciare ad una grande carriera e ad un pubblico che non l’ha mai abbandonata.


La crisi

Sul finire del 1983 decide di ritirarsi dalle scene, organizzando al Teatro Ciak di Milano un concerto con musicisti di prim’ordine che diventerà l’album Miei compagni di viaggio. Mimì ripercorre le tappe più importanti della sua crescita musicale attraverso le cover di autori a lei particolarmente cari, tra cui John LennonRandy NewmanVinicius de MoraesFabrizio De AndréFrancesco De Gregori e Luigi Tenco.

Ai cori di un brano piuttosto emblematico come Big yellow taxi di Joni Mitchell partecipano anche Loredana BertéIvano FossatiCristiano De André, e l’amica di sempre Aida Cooper, vocalist di talento. Il concerto si chiude con il significativo brano Ed ora dico sul serio (ndc …Non vorrei cantare più) di Chico Buarque De Hollanda.

Nel 1985, la DDD prova un ulteriore ed ultimo tentativo per rilanciare la carriera di Mia Martini cercando di farla partecipare al Festival di Sanremo con Spaccami il cuore, un pezzo scritto da Paolo Conte, che però viene scartato dalle selezioni. Il brano viene comunque stampato su 45 giri, ma in pochissime copie. Sul retro, un’altra composizione della stessa Mimì intitolata Lucy, in cui emerge il contrasto tra il Sole e la Luna intesi nel significato simbolico che assumono all’interno dei Tarocchi (vecchia passione dell’artista), unitamente ad una filastrocca tradizionale calabrese nel dialetto di Bagnara, per l’occasione musicata.

Dopo l’ultimo episodio di ostracismo, critici e addetti ai lavori sembrano ostinati a condannarla ad un tunnel, come lei stessa lo definì anni dopo: probabilmente era anche il tunnel della depressione, che Mimì non riuscì mai a superare veramente dopo la fine della relazione con Fossati. Durante questo periodo di profonda crisi, spesso apparsa insanabile, l’artista riparte dalle proprie origini, dalla sua Calabria, dal rapporto col padre, alla ricerca della sua stessa identità.

Per sopperire alle notevoli difficoltà economiche, Mimì, nel frattempo trasferitasi a Calvi dell’Umbria, continua comunque ad esibirsi in locali di provincia o di periferia, accompagnata da altri gruppi.


Il ritorno

Solo nel 1989, alcuni dei discografici che l’avevano seguita all’inizio (Lucio Salvini in particolare, e Giovanni Sanjust) potranno convincerla ad un grande rientro. La canzone Almeno tu nell’universo era stata scritta da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio nel 1972 (addirittura nella stessa settimana di Piccolo uomo), e rimasta nel cassetto anche perché un po’ troppo avanti nei contenuti. Grazie all’interessamento di Adriano Aragozzini, allora direttore artistico del Festival di Sanremo, Mia Martini può gareggiare con questa canzone.
L’interpretazione suscita gli entusiasmi del pubblico e le vale per la seconda volta il Premio della Critica: un assoluto trionfo che pone fine a un altro dei tanti periodi bui, ogni volta superati con un consenso sempre maggiore.
Il successo di Sanremo la incoraggia ad intraprendere una vera nuova tournée e ad incidere per la sua nuova casa discografica, la Fonit Cetra, un nuovo Lp dopo tanti anni, intitolato semplicemente Martini Mia. Si tratta di un lavoro realizzato a tempo di record, che racchiude canzoni tra cui Notturno e Donna, scritta due anni prima da Enzo Gragnaniello. Il cantautore napoletano aveva conosciuto Mimì in una delle sue serate e ne era rimasto molto colpito, al punto da scrivere in brevissimo tempo il primo di una lunga serie di brani che la cantante inciderà a partire dal suo ritorno sulle scene, ricambiando un’enorme ammirazione. Nel 1989 Donna viene scelta anche come secondo singolo e presentata al Festivalbar, dove le viene consegnato il Disco D’Oro per le oltre 100.000 copie vendute del suo album.

Nel 1990 bissa al Festival di Sanremo, dopo il successo dell’anno precedente, interpretando con la consueta classe un testo di Franco Califano, La nevicata del ’56, per cui riceve ancora una volta il Premio della Critica.

Collabora, cantando in duetto con Claudio Baglioni in Stelle di stelle, che uscirà nell’album Oltre del cantante nel 1990.

Pubblica l’Lp La mia razza (il brano omonimo è stato scritto da Fabrizio De André), un lavoro in cui la Martini spazia da brani melodici (Un altro Atlantico, che doveva portare a Sanremo), ai ritmi etnici (Danza pagana di Mimmo Cavallo) e latini con Chica chica bum di Carmen Miranda, precedentemente cantata a Fantastico. L’album racchiude anche Io e la musica di Amedeo Minghi, Domani più su, firmata da Enrico Ruggeri e Dodi Battaglia dei Pooh, e altri tre brani di Enzo Gragnaniello.

Nel 1991 pubblica Mi basta solo che sia un amore, una raccolta delle sue canzoni d’amore più belle in versione originale, unitamente all’inedito Scrupoli, sigla dell’omonimo programma televisivo. Ma nello stesso anno si dedica soprattutto ad un progetto molto ambizioso: tiene dodici concerti in cui canta canzoni sue e di altri cantautori in versione jazz (Vola, Pensieri e parole di Battisti, Gente distratta di Pino Daniele, unitamente ad altri classici del genere arrangiati da Maurizio Giammarco). In quest’occasione registra l’album Mia Martini in concerto (da un’idea di Maurizio Giammarco), boicottato dalla Fonit Cetra che ne stampa solamente ventimila copie.

Il suo amore per la città di Napoli è testimoniato da un’altra grande esperienza musicale, quella del duetto col grande Roberto Murolo nel brano Cu’ mmè (ancora di Enzo Gragnaniello), che venne presentato a Viva Napoli del 1992.

Nel 1992 è di nuovo in gara al Festival di Sanremo con il brano Gli uomini non cambiano, su testo di Giancarlo Bigazzi, uno degli autori più prolifici della musica italiana. Più volte viene data per favorita, ed è forse anche per questo motivo che in extremis la vittoria sarà assegnata a Luca Barbarossa. Mimì deve accontentarsi del secondo posto, ma per tutti è la vincitrice morale del Festival.

Nello stesso anno pubblica Lacrime risulterà uno dei suoi album più venduti, grazie anche ai brani firmati da Biagio Antonacci (Il fiume dei profumi), Mimmo Cavallo (Dio c’è), Enzo Gragnaniello (Scenne l’argento), e Maurizio Piccoli con la sua Uomini farfalla, in cui gioca sul tema dell’omosessualità.

È chiamata ancora una volta a rappresentare l’Italia all’Eurofestival, che quell’anno si svolse in Svezia. In quest’occasione presenta un brano dal titolo Rapsodia, che viene incluso nell’omonima raccolta Rapsodia – Il meglio di Mia Martini, con i suoi successi storici in versione rimasterizzata, più due tracce live registrate durante il concerto Per aspera ad Astra, che prevedeva la realizzazione di un home video, pubblicato postumo dalla Polygram (sua nuova etichetta discografica).

In un primo momento Mia è esposta a una grande attenzione mediatica soprattutto per essere “la cognata di Borg” (l’ex-tennista svedese che Loredana Berté sposò nell’89). Successivamente dà il meglio di sé suscitando gli entusiasmi e gli elogi degli svedesi, apparendo ben lontana dal temperamento di Loredana.

Ed è proprio in questo periodo che recupera il rapporto con la sorella dopo anni di silenzi e di profonda incomunicabilità. Loredana ha, nel frattempo, divorziato e si prepara ad un ritorno da cantautrice, incoraggiata proprio da Mimì che duetta con lei al Festival di Sanremo 1993 nel brano Stiamo come stiamo.

Sembrano messi da parte i vecchi rancori, dunque. Ma quello che poteva essere l’evento musicale dell’anno, in realtà non riesce a soddisfare le aspettative del pubblico, anche a causa delle continue tensioni fra le due sorelle nei giorni della rassegna canora. È soprattutto Loredana a condizionare le esibizioni, e a non convincere le giurie. Ad ogni modo il pezzo verrà riproposto in duetto anche durante la registrazione del primo live di Loredana, a cui partecipò anche Mimì.

Sempre nel 1993, incide Vieneme, ancora in collaborazione con Enzo Gragnianiello e Roberto Murolo, che non riesce a bissare il grande successo di Cu’ mmè.

Inoltre Mia è passata dalla Fonit Cetra ad un’altra etichetta, la Polygram, che la obbliga a presentarsi alle selezioni per il Festival di Sanremo 1994. La canzone E la vita racconta viene scartata, ma è la stessa Mimì a non essere convinta del brano. In ogni caso la notizia suscita comunque un certo clamore, tanto che Claudia Mori propone il proprio ritiro dalla kermesse canora in favore di Mia Martini. Ovviamente il regolamento non consente una simile sostituzione, che comunque Mimì non avrebbe mai accettato, pur apprezzando il gesto della collega.

Nel corso del 1994 passa ad un’altra casa discografica, la RTI Music, con cui termina di incidere il nuovo album (iniziato con la precedente etichetta) che si intitola La musica che mi gira intorno. Mimì rilegge con grande forza interpretativa quelle canzoni che molti dei suoi autori preferiti avrebbero scritto in un momento di grande amore, o di grande fragilità, a prescindere dal loro impegno politico sociale: Fabrizio De André (Hotel Supramonte), Francesco De Gregori (Mimì Sarà), Zucchero (Diamante), Vasco Rossi (Dillo alla luna), Lucio Dalla (Stella di mareEugenio ed Edoardo Bennato (Tutto sbagliato baby), e naturalmente Ivano Fossati con ben tre pezzi (La canzone popolare, I treni a vapore, e La musica che gira intorno, su cui gioca il titolo dell’album). A confezionare il tutto un inedito di Mimmo Cavallo (Viva l’amore), che è anche il brano trainante del disco.

Ma era solo il primo di una serie di progetti improntati alla rilettura di vari autori e generi musicali, che l’artista non ha avuto il tempo di realizzare: dai classici napoletani (un disco che si sarebbe dovuto chiamare Napoli Mia) a quelli più moderni di Pino Daniele (autore da lei amatissimo, che aveva volutamente tralasciato nell’ultimo album per dedicargli un capitolo discografico a sé), fino al tributo a Tom Waits, e a un altro album dedicato alla Luna, che Mimì avrebbe dovuto incidere poco prima della sua improvvisa e prematura scomparsa…


La scomparsa

Il 14 maggio 1995, dopo due giorni di silenzio, viene ritrovata senza vita nella sua abitazione a Cardano al Campo (VA), dove si era trasferita per essere più vicina al padre, il Prof. Giuseppe Berté, già preside del Liceo Scientifico di Gallarate.
Le cause della morte non furono mai del tutto chiarite: si è parlato di suicidio mediante barbiturici, ma secondo la sorella Loredana e i parenti le fu fatale un arresto cardiaco, dovuto ad antidepressivi che lei assumeva. I controlli stabilirono che la morte avvenì due giorni prima, il 12 maggio 1995. Ai suoi funerali, svoltisi il 15 maggio a Busto Arsizio, presero parte migliaia di suoi fan, persone dello spettacolo e colleghi del panorama musicale.

Il 18 maggio 1995 la trasmissione Tempo Reale, in onda su Rai Tre, ha mandato in onda uno speciale dedicato alla cantante appena scomparsa, dal titolo Ciao Mimì. Il successivo 20 luglio, Rai Due ha trasmesso l’Omaggio a Mia Martini. Alla commemorazione, organizzata dal Comune di Lamezia Terme e da Ruggero Pegna e condotta da Andrea Giordana e Myriam Fecchi davanti a cinquantamila persone, hanno partecipato numerosi artisti del mondo della canzone, tra cui Pierangelo BertoliBruno LauziPeppino di CapriMariella NavaRosa MartiranoMimmo Cavallo e moltissimi altri ancora.


Omaggi a Mia Martini

Dal 1996 il Premio della critica del Festival di Sanremo è intitolato alla sua memoria, diventando così Premio della Critica Mia Martini, mentre si sono sprecate negli anni successivi le pubblicazioni postume di raccolte con inediti e non, che hanno sempre suscitato l’interesse dei numerosi estimatori e del grande pubblico che ancora oggi la ricorda e la ama.

La morte di Mia Martini o di Mimì per gli amici e parenti, ha provato e segnato un vuoto incolmabile e senza poter essere mai riparato nella vita della sorella Loredana Berté, che tutt’oggi fin dalla scomparsa di Mimì le dedica brani. Nel 1997 con la partecipazione sua al Festival di Sanremo ha presentato un brano dal titolo Luna scritto da Loredana Berté e da Maurizio Piccoli, dedicato alla sorella Mimì, ed è stato incluso nell’album Un pettirosso da combattimento.

Tra i vari brani più famosi dedicati da Loredana Berté a Mia Martini vi è Mufida (che per l’appunto in lingua araba significa Sorella), Luna nell’album contenente altri brani dedicati sempre a Mia dal titolo Un pettirrosso da combattimento del 1997, Zona Venerdì (proprio perché il giorno in cui si spense Mimì) e moltissimi altri ancora.

Nel 1998 Renato Zero le ha dedicato un brano dal titolo La grande assente, incluso nell’album Amore dopo amore.

A dieci anni dalla scomparsa di Mia Martini. nel maggio del 2005, La Storia siamo noi di Rai Edu ha raccontato per la prima volta in televisione la storia di questa grande artista. Lo speciale, le cui autrici sono Caterina Stagno e Silvia Tortora, è intitolato Mia Martini – Storia di una voce.

Tra i tanti artisti, autori, cantanti e personaggi dello spettacolo che si sono interessati alla vita, la carriera e la musica di Mia Martini vi è Gilda Giuliani. Nel 2006 la Giuliani presenta un recital che tutt’ora nel tour 2008 è attivo, dedicato esclusivamente a Mimì dal titolo Canto Mimì uno spettacolo di circa due ore, che segue cronologicamente la carriera di Mia Martini.

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