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Mia Martini
giustamente intende il percorso storico come un
fattore di formazione sociale e spirituale, come
impronta della personalità, come canone della
convivenza e dei legami familiari e civili.
Alcune sue affermazioni (“Io sono la Calabria”
corretta in “Io mi sento la Calabria”) hanno la
corposità e la perentorietà delle rivelazioni,
affascinano e stupiscono per la complessità e la
pervicace ricerca che lasciano intravedere. A
ritenere possibile il conseguimento del secondo
obiettivo, che è quello di stimolare la voglia
di ascoltarla e conoscerla sempre di più,
contribuisce il sapere che di recente sono stati
stampati altri libri su di lei e verificare che
la riedizione di suoi album, l’uscita di DVD e
il confezionamento di nuovi CD registrano
vendite interessantissime, con notevoli
incrementi nel tempo. Anche in questo Mia è
stata buona profeta, quando, con una punta di
rimpianto per la sua esistenza finanziariamente
sempre travagliata, diceva: “Vedrete, dopo la
mia morte, faranno i milioni con la vendita dei
miei dischi”. È spesso destino dei grandi di
essere convenientemente e maggiormente
apprezzati dopo la loro morte! Il terzo
obiettivo, quello più ambizioso, è di dimostrare
che la sua statura artistica si eleva altissima
nel panorama della musica leggera italiana, di
dimostrare che lei è un’altra cosa, una
rinnovatrice, l’inventrice del modo totale
d’intendere l’interpretazione, di teorizzare e
perfezionare la magica fusione di melodia,
testo, modulazione della voce, partecipazione
emotiva, l’UNICA, come ripetono in molti
colleghi musicisti e poeti, è un obiettivo di
cui si pensa di aver posto consistenti
presupposti per la sua affermazione e
ratificazione. Questo scritto vuole inoltre
manifestare un sentimento di gratitudine verso
tutti coloro che, con libri, articoli,
trasmissioni televisive e radiofoniche, siti
Internet, manifestazioni pubbliche di vario
genere, hanno cercato di mantenere vivo il
ricordo di Mia Martini e, così facendo, hanno
anche, con le loro testimonianze, le analisi, le
interviste, fornito utili riferimenti a questo
lavoro, in particolare il prof. Menico Caroli,
autore di una pregevole biografia su Mia edita
nel 1999 ed ora introvabile, vera autorità su
quanto riguarda la vita e la produzione
artistica di Mia Martini; il Fans Club “Chez
Mimì” di Messina e il suo presidente dott. Pippo
Augliera, curatore di un prezioso volume sugli
ultimi anni di carriera di Mia; gli autori, il
direttore di Rai Educational e conduttore dello
speciale televisivo di Raitre sulla nostra
interprete “La storia siamo noi: Mia Martini,
storia di una voce”, Caterina Stagno, Silvia
Tortora, Giovanni Minoli e collaboratori, che
hanno confezionato un lavoro interessantissimo,
magistrale nel comporre lo splendido mosaico
della donna e dell’artista Mia Martini; Piero
Piccioli, curatore, su Rete 4, di un ricco
collage di esibizioni e interviste riproposte in
coincidenza degli anniversari esistenziali della
nostra artista. Non minori segni di riconoscenza
vanno alla sua città natale, Bagnara Calabra e a
quella ove riposano le sue ceneri, Cavaria con
Premezzo (VA), che, con iniziative di vario
genere, sempre lodevoli, rinnovano ogni anno il
ricordo di lei e della sua arte. Confortanti e
utilissime le testimonianze degli innumerevoli
colleghi di Mia che, in varie circostanze, hanno
espresso l’affetto e la stima che nutrivano
verso di lei. Tra di loro mi sento di fare una
menzione particolare per Claudio Baglioni e
Francesco De Gregori, per la predilezione e
l’affettuosa attenzione sempre riservatele,
concretizzatesi nelle stupende melodie che hanno
composto appositamente per lei. I suoi più
stretti familiari infine, croce e delizia di
tutta la sua vita, legami tenacissimi e vitali
e, pur tuttavia, perenni fonti di incomprensioni
e di lancinanti, lunghi silenzi e rancori. Non
hanno mancato, da sempre e nelle circostanze più
diverse, di far sentire la forte partecipazione
e l’affetto con cui seguivano le vicissitudini
della sua carriera e della sua vita privata;
l’hanno, a modo loro, amata; altrettanto vero è
però che non sempre hanno avuto sufficiente
propensione a comprendere e rispettare la
sublimità e complessità del suo animo, l’umiltà
e la riservatezza dei suoi comportamenti, così
come non hanno compreso appieno quanto grande,
unica, fosse quell’artista che avevano per
figlia e per sorella e quanta e profonda
comprensione era giusto avere sempre nei suoi
riguardi. L’umiltà e la discrezione di Mia, la
sua naturale riservatezza, hanno fuorviato i
loro criteri di giudizio, così come quelli della
critica e dell’informazione. Ella è riuscita, e
nessuno se ne è accorto o ha preferito non
accorgersi, a stemperare la sua suprema altezza
per porsi al livello di tutti, perché nessuno si
sentisse inferiore e distante da lei, per poter
così partecipare della quotidianità e
familiarità di quanti amava: ha scelto di
sembrare più o meno uguale, per nobiltà d’animo
e valore artistico, quando era immensamente,
straordinariamente grande.
(Dalla prefazione di Domenico Gallo)
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